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personaggi casadiva


Francesco Palumbo, detto “Frenchino”

Difficile che qualcuno lo ricordi come Francesco, poiché si perderebbe nella miriade di omonimi che la città, complici un nome e un cognome diffusissimi, può riservare in tal senso. Per capire di chi si tratta, quindi, va ricordato col suo diminutivo, appunto “Frenchino”, a metà tra l’italiano e il linguaggio dialettale materano. Barbiere di professione, Frenchino è stato un altro indiscusso protagonista della piazza materana, dove era solito intrattenersi con numerosi altri personaggi rimasti impressi nella memoria collettiva della città, alcuni dei quali anche presenti in questa galleria.

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“U’ squarpér”, il calzolaio di Via San Francesco

Più che per il personaggio in sé, per quanto ricordato per un innato spirito, questa immagine figura nella galleria perché rappresenta un passato della città che oggi alcuni giovani volenterosi stanno tentando di riportare in auge: l’epoca delle fiorenti botteghe artigiane che sorgevano in ogni dove, come nel caso di questa calzoleria di via San Francesco, a pochi passi da Casa Diva, accanto alla chiesa di San Francesco d’Assisi, che era stata ricavata in un esiguo immobile, di superficie inferiore addirittura ai dieci metri quadri, dove oggi sorge un piccolo showroom di prodotti di artigianato artistico di design.




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Mauro Padula e Camilla Motta, storici

Nell’immagine di riferimento Camilla Motta è affiancata da Mauro Padula. Si tratta di una scelta assolutamente non casuale, perché, oltre ad essere suo marito, Mauro affiancò sempre Camilla nella stesura, per passione e profonda conoscenza della materia, di testi sulla storia di Matera, dei suoi eventi e dei suoi personaggi, che ancora oggi sono preziosissimi per il contributo di ricostruzioni particolareggiate di momenti della storia della città e della sua comunità, che ha costituito anche le solide basi per lo sviluppo di studi successivi.

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Carmine Sinno, “Carminuccio”

Ribattezzato col diminutivo “Carminuccio”, Carmine Sinno è un altro dei protagonisti della vita della piazza di Matera, che era solito frequentare nei momenti in cui non era impegnato sul luogo di lavoro che, ironia della sorte, non era per niente distante da quello di svago. “Carminuccio”, infatti, svolse per decenni il ruolo di “maschera” del cinema Impero, oggi cinema comunale, situato proprio in piazza Vittorio Veneto. Caratteristico il suo aspetto longilineo, molto alto e molto magro.




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Laura Battista, poetessa

Nata da genitori di Matera trasferitisi a Potenza, Laura Battista si affermò come poetessa nella seconda meta dell’Ottocento e fu una delle molte donne del Meridione d’Italia che, attraverso la scrittura, tentarono di fronteggiare il destino di isolamento e subordinazione che la società del tempo riservava loro. Molto, da questo punto di vista, influirono le sue origini familiari: il padre di Laura, infatti, era Raffaele Battista, intellettuale del tempo, segretario perpetuo della società economica della Basilicata e per molti anni consigliere provinciale di Matera. Quando, da bambina, Laura imparò a scrivere, l’analfabetismo in regione raggiungeva soglie del 95,3%: ogni cento donne che lei avrebbe potuto incontrare, poco più di quattro sapevano leggere e (forse) scrivere. A Nord avrebbe potuto, ogni cento incontrarne tra le venti e le quaranta.