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GIACINTO PADULA, il “re della pasta”

Unanimemente riconosciuto come il “re della pasta”, Giacinto Padula è uno storico imprenditore di Matera, rampollo di una famiglia storica della città per origini, che scelse di investire, nella prima metà del ‘900, nel settore molitorio, avviando anche la produzione della “Pasta Padula”. Dal 1936 al 1946 gestì anche il Mulino Alvino, oggi storico opificio che dovrebbe ospitare, a recupero ultimato, proprio il museo della tradizione pastaia materana.

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VANIA TANTALO DANZI, PRESIDE

Donna attivissima, impegnata in politica, nel sociale e nella scuola, in una dimensione sempre attiva e da protagonista, Vania Tantalo Danzi costituisce una figura imprescindibile della società materana, non solo femminile, degli ultimi decenni del ventesimo secolo. Assessore al Comune di Matera, in ultimo presidente della fondazione antiusura cittadina Monsignor Cavalla, la Danzi, come tutti erano soliti indicarla, viene ricordata da generazioni di studenti come preside dello storico istituto tecnico commerciale “Loperfido”, dove fu anche ribattezzata “Thatcher”, per il polso fermo e determinato nella direzione scolastica, improntata al rispetto delle regole ma innanzitutto di se stessi e degli altri.




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EDMONDO COLUCCI, impiegato del Comune di Matera

Caratterizzato dall’immancabile papillon e da uno stile sempre curato, Edmondo Colucci, per tutto il ‘900, è, per Matera, quello che il conte Mascetti rappresenta per il film “Amici miei”: un goliarda puro, autore di ‘zingarate’ memorabili, che hanno visto protagonisti numerosi ‘malcapitati’, dagli amici stretti ai parenti fino a rappresentanti delle istituzioni, con un’irriverenza di fondo che tuttora resta proverbiale e che ha permesso, in passato, alla piazza di Matera, di esaltare le gioie ed esorcizzare i dolori della quotidianità.

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LUIGI MASCIULLO DETTO "GINO 1000 LIRE"

Luigi Masciullo, con il suo soprannome, col quale tutti erano soliti individuarlo e riconoscerlo, resterà nella storia della piazza materana degli ultimi anni del ‘900, dove spesso si aggirava invitando conoscenti e non a concedergli, in forma amichevole, un piccolo contributo da lui quantificato, appunto, in mille lire, che poi reinvestiva principalmente in consumazioni nei bar del centro della città. Divento più difficile, per lui, ottenere soddisfazione quanto l’Italia lasciò la Lira per passare all’Euro.




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ALESSANDRA CIFARELLI "ELISA"

Alessandra conobbe da ragazza l’amore, la passione per un uomo che, dopo averla fatta innamorare, ne cambiò di colpo il corso della vita, inducendola alla prostituzione. Sandrina, avviata a quel mestiere, si trovò costretta a sposare il suo destino. Per anni e anni, per generazioni, una donna bellissima fu il riferimento di tanti giovani, che conobbero con lei per la prima volta il sesso, o provarono la ricerca dell’amore. Sandrina era una donna bellissima. Drammi intensi, cariche erotiche, ricerche di una donna impossibile, complessi da superare, una moglie da allontanare dai pensieri, Sandra fra le braccia tutti accoglieva. Chi passa ancora oggi davanti al suo laboratorio sul bordo del Sasso Barisano pensa a lei e lì si sofferma come davanti a un’edicola votiva. Il tempietto di Sandrina, con la sua camera d’amore. Sandra piangeva la notte quando era sola, e inveiva, col passar degli anni, contro chi le aveva mandato quel destino ingrato. Sperava nella fine, ormai in pensione, di trovare una nuova vera occasione d’amore. Il desiderio di amare era rimasto sempre vivo nel suo cuore. Era in età avanzata, quando trovò Pippo che le donò un grande amore. Fu una breve stagione di grandi illusioni. Piano piano il buon Pippo le portò via tutti i risparmi. Con grande cautela, dopo averla fatta innamorare perdutamente, si rivelò un falso innamorato della peggior specie: le portava nel letto un poco alla volta alcuni suoi “amici” che la volevano conoscere. L’uomo, più giovane di lei, prendeva tutto il ricavato dalle visite degli amici. Anche quest’amore era terminato. Inizio e fine di una storia: un’unica illusione. Sandra morì, tra gli stenti, i regali di abiti dati da persone che le volevano bene, torturata dalla psoriasi. E fino alla fine si offrì agli altri, dando consigli a chi credeva in Dio, nel bene, nell’amore e a chiunque aveva bisogno. Ripeteva, vecchia, ancora a noi, suoi amici: “ama chi t’ama e non amar chi ami”. Tra noi si sosteneva sempre che Sandrina era stata la nostra vera nave­scuola. Sandra adempì i suoi tempi a un vero e proprio servizio pubblico, sociale.

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"U' V'CCI'R" UN MACELLAIO DI VIA DELLE BECCHERIE

L’immagine di questo commerciante è finita in galleria perché ferma nella memoria il ruolo preminente che una precisa strada del centro storico di Matera ha svolto fino agli ultimi anni del ventesimo secolo, appunto via delle Beccherie, oggi, dopo via Ridola e piazza Sedile, futura sede di sviluppo commerciale con particolare riferimento alle botteghe di artigianato artistico e a ristoranti e simili. Come il termine “beccheria”, in uso soprattutto nelle regioni del Sud­Italia sta a indicare, questa era originariamente la strada in cui operavano tutti i macellai nelle rispettive botteghe, riservando ai clienti anche quello che è un “must” della cucina materana: l’arrosto, spesso permettendo loro di degustarlo direttamente in bottega.




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Giovanni, il sacrestano di San Francesco da Paola

Sempre affaccendato in qualcosa, ma senza mai apparire turbato dal lavoro, Giovanni ha svolto per decenni il ruolo di sacrestano della chiesa di San Francesco da Paola, nel centro storico di Matera. E proprio in un locale adiacente all’edificio sacro, Giovanni aveva insediato la sua calzoleria, disciplina artigianale nella quale era primariamente specializzato.

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Agostino Tataranni, pasticcere

Insignito di numerose onorificenze, Agostino Tataranni, che tutta Matera ha semplicemente sempre chiamato “Agostino”, è stato un indimenticabile barman della città. Proprietario del glorioso “Bar Tripoli”, situato nel cuore della città, in piazza Vittorio Veneto, Agostino nei suoi decenni di attività è stato testimone attivo, volontario e involontario, del mutamento dei luoghi ma soprattutto dei costumi, ospitando nel suo “salotto”, lo spazio esterno al suo piccolo esercizio commerciale, personaggi noti e meno noti della società materana ma anche del jet­set internazionale di passaggio a Matera, ai quali, a chi più e a chi meno, ha addolcito il momento del relax coi gustosissimi dolci e gelati preparati, insieme a sua moglia, nel laboratorio artigianale annesso al bar.




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Michele detto “Il sindaco”

“Il sindaco”, come fu ribattezzato questo assiduo avventore di un punto preciso del centro storico di Matera, l’imbocco di via San Biagio da piazza Vittorio Veneto, nei pressi della chiesa di San Domenico, dove tuttora sono presenti delle sedute in tufo e una fontanella, negli ultimi anni della sua vita prestò anche servizio per una agenzia di onoranze funebri situata nei pressi, ma sarà anche ricordato come assiduo frequentatore dei mezzi di trasporto pubblico urbano, risiedendo in periferia.

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Il giornalaio Pizzilli

Quando a Matera si pensa a un edicolante storico, viene spontaneo individuarlo in Pizzilli, che aveva il suo punto vendita nella centralissima via del Corso, dove ancora oggi si vendono giornali ma con gestione diversa, che diventava luogo d’incontro e, spesso, anche di vivace scambio di opinioni. In questa foto ebbe la fortuna di essere immortalato addirittura da Henri Cartier­Bresson, che alla Basilicata dedicò un reportage lungo praticamente 20 anni, dagli anni ’50 ai ’70.




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Luigi Loperfido “Il monaco bianco”

“Luigi Loperfido, giovane scultore, si affermò come figura assolutamente inedita nel panorama della vita cittadina di ritorno da una breve esperienza negli Stati Uniti d’America. Nato nel 1878 a Matera, inizialmente seguì il padre Tommaso, appartenente a una famiglia di commercianti ebrei pugliesi. A differenza di una moltitudine di italiani partiti per l’America, Luigi non approdò oltreoceano per dedicarsi alle consuete attività lavorative tipiche degli emigrati, ma trascorreva il suo tempo visitando musei e gallerie, presenti nelle città sulla costa atlantica dell’America. Quel soggiorno gli consentì di respirare un’aria di cui l’Italia e i suoi paesi avevano bisogno.Tornato a Matera con tante idee nuove, fu lui l’uomo che abbraccio la causa dei poveri e degli analfabeti. Come un grande protagonista del messaggio cristiano non violento, investì tutte le sue energie per riscattare le terribili sorti avverse di migliaia di proletari materani. Sua la paternità del primo sciopero degli spigolatori della storia cittadina nel giugno 1902. Di lì nacquero il germe del sindacalismo, la propagazione delle idee socialiste e la prima chiesa protestante. Coi consigli dell’avvocato Raffaello Pignatari stilò lo statuto della “Lega dei Contadini”. Sollecitò quindi l’onorevole Giuseppe Zanardelli, Presidente del Consiglio dei Ministri, a visitare Matera e l’intera Basilicata, perché si rendesse conto delle condizioni di estrema povertà in cui versavano. Mentre stavano per scoccare gli anni Sessanta, Luigi Loperfido aveva attraversato predicando e col buon esempio la vita, vestito, con barba e capelli come il Nazareno, perciò fu detto il Monaco Bianco. Si spense a Matera all’età di 81 anni. Ricompensa di una vita spesa per il bene del prossimo fu la sua cancellazione dalla storia. Più volte arrestato e confinato, non si arrese mai, ma continuò fino in fondo la sua opera di progressista pacifico, che, in silenzio, attuò e impose un modello di vita impensabile, che non si conosceva a Matera, tra estremi frequenti come il conte Gattini e in opposta posizione Eustachio Chita detto “Chitaridd”.